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EFSA – Epidemia epatite A su frutti di bosco surgelati (Documento di approfondimento)

L’8 settembre 2014, l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pubblicato i risultati definitivi del proprio studio sull’epidemia di epatite A (HAV) che nell’ultimo anno ha colpito l’Italia e, in misura minore, molti altri Stati Europei, e che si riteneva causata da alcuni mix di frutti di bosco congelati di provenienza Est-europea.

Lo studio, operato con il supporto dell’ECDC (European Center for Disease Control) e degli esperti degli Stati Membri, ha minuziosamente ricostruito la rintracciabilità dei frutti di bosco potenzialmente causa dell’infezione ma, come vedremo, non ha potuto condurre a risposte chiare sulle cause e l’origine della contaminazione.

Per coloro che non avessero seguito gli sviluppi del caso, eccone una breve sintesi.

Nel maggio 2013, la Germania aveva segnalato casi di virus dell’epatite A (HAV), genotipo IA,  in persone con una storia di viaggi (in Italia e non) e l’Italia, avendo registrato un sensibile aumento nazionale del numero di casi di HAV, aveva dichiarato aperto un focolaio d’infezione.

Nello stesso periodo altri casi derivanti dallo stesso ceppo patogeno erano stati segnalati da Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Regno Unito (331 in totale). HAV era stata rilevata in frutti di bosco surgelati misti (14 lotti) e torte/pasticcini con bacche miste (2 lotti) in Italia, Francia e Norvegia.

L’analisi della rintracciabilità compiuta nello studio di EFSA è iniziata con 38 lotti/casi provenienti dall’Italia, l’Irlanda e i Paesi Bassi, e con ulteriori 5 lotti/casi dalla Francia, dalla Norvegia e dalla Svezia e ha preso in esame 6.227 transazioni tra 1.974 operatori.

Dall’analisi e dalle informazioni scambiate tra le Autorità degli Stati Membri tramite il sistema RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed) si è potuti risalire con ragionevole certezza alle more bulgare e ai ribes polacchi quali ingredienti più comuni nei lotti/casi tracciati; tuttavia, la Polonia è il maggior produttore di ribes in Europa, e la Bulgaria è uno dei principali esportatori di more congelate. Non è stato quindi possibile isolare nessuna singola fonte di contaminazione che collegasse tutti i 43 lotti/casi.

I casi di HAV rinvenuti in alcuni paesi potrebbero essere collegati, ad esempio, a sette diversi operatori polacchi che effettuano il congelamento e/o a cinque fornitori di bacche congelate in Bulgaria.

Da tutto ciò se ne deriva l’impossibilità di identificare una fonte univoca e che la contaminazione potrebbe ancora essere in corso presso l’operatore polacco che effettua il congelamento, oppure nella fase di produzione primaria dei frutti di bosco (e quindi dovuta al mancato rispetto di corrette prassi igieniche, Good Manufacturing Practice e buone pratiche agricole). E’ anche possibile, a motivo del lungo termine minimo di conservazione, che i prodotti contaminati fonte di questa epidemia siano ancora in circolazione nella catena alimentare.

Quindi, per la tutela della salute pubblica, EFSA suggerisce che venga mantenuta una sorveglianza rafforzata, che si continui a comunicare al pubblico l’esistenza del rischio e le adeguate misure di contenimento dello stesso, nonché la vaccinazione e ogni ulteriore misura ritenuta idonea.

Sulla scorta di tali risultanze, il nostro Ministero della Salute ribadisce che la modalità più sicura per consumare frutti di bosco surgelati è quella di farli bollire per almeno 2 minuti e che i dati sui casi HAV registrati in Italia al 31 maggio 2014 confermano la riduzione del numero dei casi già evidenziata a partire da novembre 2013, con il picco epidemico collocato tra aprile e maggio 2013.

In conclusione, sebbene l’epidemia sia certamente in fase discendente, la sorveglianza – anche sui frutti di bosco provenienti da tali Stati – non può ancora certamente essere allentata.

Cesare Varallo

Avvocato esperto in diritto alimentare

 

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